Appunti di viaggio
Il taccuino di Michele Marziani, giornalista folgorato da Internet, appassionato di cibo e di vino, pescatore impenitente, innamorato della complessità e incuriosito dalla vita.
        

Pulp

Cazzo, figa, troia... Pulp, devo essere pulp. Ma che pulp se arrossisco da solo scrivendo. Ricominciamo. Proviamo con la droga. Gliela faccio vedere la scrittura borghese che non va più di moda. Ecco sono nel metrò - un po' scontato, ma è l'ambiente giusto - tutt'intorno il mondo reale, che corre, e io svaccato, stralunato, strafatto, vomitato, strappato, allucinato... Sto pure puzzando. No il cattivo odore non è pulp. La musica quella sì. Onde da diecimila decibel mi trapanano (quant'è lungo, ma come si scrive?) il cervello, viva il rock n'roll, ho gli occhi gonfi, iniettati di codeina e donne bellissime, diafane, anoressiche che mi sbavano a fianco. Usciamo dal metrò e[sigma] Dove l'ambiento 'sta storia? New York? No, qualcosa di originale: Kartoum. E se poi non hanno il metrò? Facciamo Milano, metropolitana rossa, San Leonardo. Sì, che schifo di quartiere, molto pulp. Lui si chiama Riccardo, Rosco per gli amici. Non ha amici? Va bene, Rosco per tutti. Cazzo - evviva l'ho scritto! - quanta coca tira su, una pista alla volta, una vera autostrada. Quindici anni, pensa che la Morale sia la sorella della Barale. Vai, sentilo strisciare addosso ai palazzi cadenti, decadenti, costruiti dai palazzinari, abitati da mostruosi genitori, borghesacci, banali, rincoglioniti dalle telenovelas. No, l'arte è qui in mezzo alla strada. No, non c'è neppure l'arte, troppo anni settanta, poco pulp. Scopa. Sì, Rosco scopa dappertutto, con tutte, mai in una posizione normale, mai con una metafora. No, lui tira fuori il suo cazzo e lo infila nelle orecchie di Alice che grida: vienimi nei timpani, sei tu il porco più porco del mondo... Che palle. Non c'è una scopata abbastanza pulp per fare un racconto. Sì va bene, mentre scopa, tira su cocaina, anfetamine, s'impasticca, beve superalcolici da supermercato, ruba, truffa, gioca in borsa e tutti lo credono un genio. Una storia d'amore? Ah, va bene, non c'è amore nel pulp. Può esserci? Sì, ma dev'essere decadente, perdente, violento, trasgressivo, promiscuo, fatale... Fatale? Geniale: fetale. Rosco è un feto abortito, strafatto di ecstasy, tenuto in vita da una banda di ispanici che vive nella stazione centrale di Milano. Per non farlo morire hanno rubato un'incubatrice al San Raffaele. Lo stimolano con ogni droga possibile. Perché lo fanno sopravvivere? Semplice: per provare la pedofilia estrema. E lui gode, ovviamente. Gli piace perché è vizioso fino in fondo, marcio sin dal concepimento. Anzi, è stato concepito selvaggiamente in uno stupro di gruppo: decine di miliziani caucasici emigrati clandestinamente in Italia si sono fatti una suora psicolabile sull'orlo della menopausa. Dimenticavo, Rosco, il feto, ha anche l'Aids. E scrive poesie. Ci risiamo: non va bene, non è pulp, non passa. Ricominciamo. La suora lo ha abortito perché ha capito che quello che conta nella vita è diventare qualcuno: una modella. Che intrigante squallore dietro alle quinte delle passerelle: dita in gola, diete liquide, pasticche anoressizzanti, uomini ubriachi, sudici ma potenti, col cazzo sempre duro che lo tirano fuori e dicono: il successo passa da qui, succhiamelo... No, sembra la storia di un lecca lecca. Ecco: Luigino e il lecca lecca parlante. Mi sembra un buon titolo.
Elena, per favore, mi passeresti il bando per quel concorso di racconti per l'infanzia?



© Copyright 2003 Michele Marziani. Click here to send an email to the editor of this weblog.
Last update: 09-06-2003; 16:09:54.