|
GENOVA-TIRANA (pensando a Fabrizio De André)
Trenta nodi marini costanti
velocità di fuga da notti ostili
speranze dai nomi tiepidi:
Lavoro, pane, forse fortuna
occhi trasparenti d'ignoto
per giovani leoni di Tirana
figli come cimeli
abiti come cartocci
a volte confuse attese di riscatto
abbagli ridondanti di oggetti desiderati
di cuori desideranti cose
tu li aspettavi all'alba oltrecortina
non attendevi accattoni di confine
avevi sazietà di dubbi
sufficienti per riempire cuori anarchici
e sbuffi di socialismo
non tasche e ventri
voragini senza storia
attese di padri e nonni
e vendette da consumare
parole e basta
le stesse che scandisci verso sera
nel gracidare d'un cimelio antico:
il giradischi
eccolo il mondo nuovo:
lacero e violento
irriverente prevaricatore
crudele a costo zero
beffardo della tua coralità
salva anime adesso
con quelle quattro idee sbiadite
giacenti in naftalina dall'infanzia
racconta la dolcezza dell'amore
di un mondo uguale ormai dimenticato
ti alzi con la maestosità dell'aquila
la goffa ala degli aironi
l'inossidabile passione dei perdenti
e qui, sulle banchine genovesi
intoni una preghiera solitaria:
no, non ci sono poteri buoni.
|