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Tragico errore È un viaggio lungo per un'ordinazione così piccola, lo so. Sono disposto comunque ad accollarmi le spese. Lei non rischia nulla. E' tutto perfettamente legale. Solo un po' complicato, ma è un semplice sotterfugio. Finirà pure anche questa situazione. No, non drammatizzi non è proprio una guerra. E poi i soldi li posso mandare prima anche se sono anni che lavoriamo insieme, io e il dottor Montanari. Segni bene per favore: Goran Tankosic - Torino, Alessandria, Napoli, Cappa, Oslo, Siena, Imola, Catania. Ripeta. Sì, Tankosic, perfetto. No, non è un cognome ebreo, papà ha pensato bene di cambiarlo. Anche a noi, siamo in sette, tutti nomi slavi, meglio non distinguersi troppo. Non è il nome che fa un signore, diceva sempre il povero papà. Non gli è servito a nulla darsi tanto da fare per darci nomi e cognomi uguali agli altri, ma, mi creda, a Belgrado aiuta a vivere un po' meglio. Soprattutto coi tempi che corrono. No, le ho già detto che non corre rischi, si diceva per fare un po' di conversazione. Ha capito bene l'indirizzo: stazione ferroviaria di Szeged. Sì, sì, Seghedino, Szeged, Ungheria. Conosce bene l'Europa, complimenti. Lo so, lo so che spedite in tutto il mondo. Mi raccomando all'esterno del pacco deve mettere una busta con 50 marchi. Ovviamente le mando anche quelli, non si preoccupi. No, la busta prima della stazione di Szeged non la tocca nessuno. Credo ormai che questa sia la strada più sicura anche adesso che la situazione si fa un po' più complicata. Si ricorda quando abbiamo provato dalla Grecia e dalla Macedonia? Un disastro. Non riuscivo a sdoganare il pacco. In Ungheria bastano un po' di marchi. Sapesse quanto sono apprezzati i suoi prodotti dai miei clienti. Dica pure al dottor Montanari che quando mi sarà possibile verrò a trovarlo a Modena. Che bella città, che bel paese l'Italia. Tanta cultura, arte e tradizione. Appena avrò l'occasione troverò il modo di sdebitarmi.
E' un viaggio lungo per un'ordinazione così piccola, lo so. Ma dimmi tu, Jela, come posso non far fronte agli ordini. Certo ci sono rimasti una decina di clienti, ma sono tutti importanti. Vedi c'è anche l'ordine della famiglia Kraja a Klina. E laggiù non hanno certo da navigare nell'oro. A proposito l'hai più sentita Laudia? Le hai detto che ci dev'essere stato un malinteso, che ho parlato personalmente con il ministro e che nessuno ha intenzione di far loro del male? Ci sono dei covi di rivoltosi, mi ha spiegato. È solo per questo che l'esercito deve controllare tutto e forse lo fa con un eccesso di zelo. Se chiami Laudia dille pure di stare tranquilla. Nessuno ce l'ha con loro. Certo che se il caro Atos avesse fatto come tuo nonno e si fosse fatto cambiare quel cognome, oggi le cose sarebbero forse migliori. Comunque meglio un nome albanese che uno ebreo. Non c'è paragone. Mi aiuti a controllare tutte le richieste? Non vorrei dimenticare qualcuno.
E' un viaggio lungo per un'ordinazione così piccola, papà. In più la CNN dice che entro poche ore accadrà qualcosa. Sciocchezze, le solite sciocchezze della televisione. Eppoi che vuoi mai che succeda a Belgrado? Non devi preoccuparti, bambina mia. Sì, papà, hai sempre ragione tu. Ma non ti sembra il caso di cambiare articolo? Di fermare un po' la tua attività?
Jela Tankosic, figlia dell'unico importatore di aceto balsamico tradizionale per la Serbia, il Kosovo e il Montenegro, quella storia la conosceva bene. Era da quando era bambina che ogni tanto - come un disco rotto - suo padre gliela ripeteva nei momenti cupi, quelli di depressione, quelli in cui doveva dare un senso alla sua vita. La storia dell'aceto balsamico tradizionale aveva accompagnato le loro conversazioni al funerale della mamma come al divieto di commercio con la Croazia e la Bosnia. Dell'impossibilità di andare in Croazia, al mare, aveva sofferto anche lei. Forse più della morte di mamma. Era una donna austera, da sempre malata, la mamma, e la sua scomparsa era nelle cose. La perdita delle vacanze al mare, dei tuffi dalle scogliere con Laudia, quella no, era inattesa, imprevista, incomprensibile. Non era stato forse Franjo Tudjman, il presidente della Croazia, compagno di studi di suo padre? Non erano stati tutti bambini jugoslavi con le stesse canzoni e il fazzoletto rosso? Lei crescendo era cambiata, ma il suo paese l'aveva fatto più in fretta e non era cresciuto. Papà di questo ne soffriva. E quando il dolore era insopportabile partiva il disco dell'aceto balsamico tradizionale di Modena. Di quell'unica visita in Italia che aveva convertito suo padre al mestiere di famiglia.
Goran Tankosic aveva smesso da tempo di credere in dio, ma non credeva alla guerra, alla pulizia etnica - parola spiegata dalle televisioni occidentali che riusciva a captare grazie al privilegio dell'antenna satellitare - alla possibilità che quel paese, il suo, fosse diventato irriconoscibile anche a lui che ci era nato. Che ci viveva da sempre. La Jugoslavia fa parte dell'Europa e l'Europa è la culla della civiltà. Lo dimostravano inequivocabilmente i dodici indirizzi dei suoi clienti: finché un solo uomo avesse acquistato una bottiglia di aceto balsamico da lui, il mondo aveva speranze in abbondanza. Ogni crepa in questo granitico pensiero, ogni dubbio, veniva fugato nel ricordo di persone capaci di amare la loro terra e di renderla universale. Proprio come la famiglia Montanari.
Ha fatto un viaggio lungo per un pacco così piccolo, sorrise sornione il capostazione di Szeged nell'attesa dei suoi cinquanta marchi. Non li ha trovati nella busta? azzardò senza speranza Goran Tankosic. Sì, qualcosa c'era, ma con i tempi che corrono è sempre più difficile. Ma mi tolga una curiosità, cosa c'è in quel pacchetto? Fotografie di bambine nude? Era proprio dura importare aceto balsamico tradizionale a Belgrado, pensò Tankosic più umiliato che indignato da quest'accusa gratuita di pedofilia. Ci sono medicine per l'anima, avrebbe voluto rispondere, ma non fiatò. Prese posto sul treno per la Jugoslavia e attese il fischio del capostazione. Appena varcata la frontiera si chiuse nel bagno. Come un ladro, sì proprio come un ladro, si ripeteva mentre apriva lo scatoloncino anonimo appena arrivato dall'Italia. Prese la prima bottiglia, la guardò in trasparenza e gli sfuggì quasi una lacrima pensando all'ultima lontana volta che aveva potuto permettersi di assaggiarne il contenuto. Verranno tempi migliori, sospirò mentre meccanicamente, quasi senza accorgersene, contava le bottigliette all'interno del cofanetto imbottito. Dieci, solo dieci. Contò e ricontò fino allo sfinimento e solo i malumori di un viaggiatore che chiedeva con urgenza l'uso della toilette lo distolse dall'inutile calcolo. Chi aveva sbagliato? Lui nel farsi comprendere dalla segretaria del dottor Montanari? Impossibile, tutti si complimentavano per il suo italiano e dodici non era certo una parola difficile. Il dottor Montanari? Impossibile e basta. Il capostazione di Szeged? No, la sua curiosità era autentica, ignorava il contenuto del pacco. Il Brennero, l'Austria, l'Ungheria... Avevano fatto troppa strada le sue preziose bottiglie per poterla ricostruire. Doveva correre ai ripari. Trovare delle scuse credibili. Sopportare la vergogna di dovere, lui, Goran Tankosic, tradire un cliente. E poi quale? Immediatamente pensò ai Kraja di Klina. Se fosse davvero scoppiata la guerra in Kosovo sarebbe stato impossibile recapitarglielo. Si vergognò di essersi anche solo avvicinato all'idea di poter augurare una disgrazia a un amico, caro, e a un cliente fedele. Chi poteva depennare dalla sua lista? Il treno correva veloce, troppo veloce per poter prendere una decisione così difficile. Ecco Novi Sad, ecco il ponte sul Danubio. Doveva depennare due nomi, cancellarli dalla sua lista prima di arrivare a Belgrado.
Obbiettivi uno e due depennati. Ingresso e fine ponte sul Danubio colpiti. Missione compiuta rientro immediato, comunicò via radio il tenente colonnello dell'Air Force Amos Rosenzweig in volo operativo attivo su Novi Sad con l'ordine di neutralizzare le comunicazioni tra Serbia e Voivodina. Allo scadere dell'ennesimo ultimatum la Nato aveva deciso di bombardare la Jugoslavia colpendo da subito le infrastrutture civili e militari: un'operazione umanitaria, breve e indolore, tecnologicamente perfetta, senza rischi per la popolazione civile. Modena, 12 aprile 1999, ore 17,00: Gentile signor Tankosic, le scrivo con profondo rammarico. Scopro adesso che per un tragico errore le sono state inviate solamente dieci bottiglie di aceto balsamico tradizionale extravecchio al posto delle dodici da lei ordinate...
Nota: nomi e vicende contenute in questo racconto anche se verosimili sono frutto della fantasia dell'autore. Ogni riferimento ad eventi veramente accaduti è dovuto, purtroppo, alla realtà capace di superare tragicamente la fantasia. |