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Appunti genovesi Non hai più l'età. Non hai il fisico per andare a Genova. No, non ho il fisico per lo scontro, per le fila di caschi schierati alla porta di servizio della caserma. E' tutto finito ormai, il sogno, la manifestazione, le vetrine scheggiate, i rimbalzi di vetri delle auto, le corse tra le nuvole che bruciano gli occhi, raschiano la gola... Le grida: non gioia, non rabbia... paura. E' un incubo soleggiato che si è sciolto e si cammina altri chilometri per tornare a un punto di partenza, all'imbocco della civiltà dalla quale eravamo arrivati. C'è il secondo bar aperto di fianco alla caserma: se il bar è aperto la guerra è finita. Se il bar è aperto il mondo ritorna normale. Una birra, gelida, grande, anche globale, chissenefrega, ma una birra per dimenticare la paura. Sciamano sulla strada le bandiere ripiegate, le delusioni di una manifestazione rotta come un giocattolo, corpi stanchi di sole risalgono verso Quarto... Chi passa sibila, o grida, "Assassini" alle divise infossate a testuggine nel cortile della caserma. Lo fanno a decine, a centinaia, a migliaia. Chi passa grida, poi va, su suoi passi... A un grido come tanti fanno eco colpi sordi sparati al fianco del bar. Alzo gli occhi dalla birra: dritti in faccia, con cattiveria determinata, arrivano i lacrimogeni... uno, due, dieci... Non rinuncio alla birra. Prendo il boccale e scendo lungo il torrente, l'aria è satura, non respiro, non vedo... Cerco rifugio a sinistra: un muro immenso, duro, temibile, di uomini coperti d'armi e caschi sono pronti ad una guerra. Per questa guerra ci vuole il fisico, forse l'età... Ritrovo lo scatto per la fuga. Riprendo fiato - la birra è salva - sul ponticello dove si vedono le oche e l'acqua luccica di altre atmosfere. Ci siamo noi. Poi un uomo magro, stinto, che scandisce la litania di una parte di Genova: non doveva accadere qui... E due innamorati di settant'anni che camminano mano nella mano e dicono che a Genova, mai, si era vista tanta ferocia. Ferocia di stato. Gratuita e spropositata. Non sono stato dove c'erano gli scontri, quelli della tv no, non ne ho sentito neppure l'odore. Sono stato tra colorate paure, barbuti dejà-vu, increduli fanciulle, sbigottiti studenti - con fisico ed età adeguati - tutti incapaci di capire. Tutti assediati dalla visione più angosciante dello Stato. Tutti soli sotto una pioggia di lacrimogeni, di lacrime, di sole malato e di aria imbizzarrita dal vortice di pale di elicotteri. Tutti bersagli inconsapevoli di cose decise altrove, nate lontano. |