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Fermate le Major, voglio scendere! Ancora una discussione su musica e proprietà intellettuale. Non sono già troppe? Può darsi. Ciò nonostante, vincendo la ritrosia di chi ha discusso parecchio di questi argomenti, dopo aver letto questa storia vorrei parlarne ancora. I FATTI IN BREVE - Hollywood ha chiesto al "Congresso" con tanto di documento ufficiale, di promuovere una legge che protegga i proprietari di copyright dai FURTI su Internet. In che modo? Permettendogli di introdursi come hacker nei computer degli utenti, per impedire, attraverso nuove tecnologie, lo scambio di musica e film sulle piattaforme peer-to-peer. Tutto questo, suona MOSTRUOSO, meglio ancora: più MOSTROUSO del solito. Non è infatti la prima volta che l’industria musicale affronta lo stato di crisi in cui versa, con reazioni isteriche e nulla più, autorizzando qualche dubbio sulle vere ragioni della crisi, che non sono - la tecnologia, Internet, e i programmi di scambio gratutito di musica e immagini. La vera causa della crisi dell'industria musicale è...l'industria musicale. GLI ALTRI FATTI IN BREVE - In accordo con Stan Leibowitz - professore di economia alla University of Texas e autore di un libro sull'economia digitale di prossima pubblicazione, il numero dei file musicali scaricati in un anno negli Stati Uniti, è 5 volte superiore al numero di CD acquistati nello stesso periodo, sempre negli Stati Uniti. La vendita dei CD è però diminuita soltanto del 6%, percentuale plausibile in tempi di recessione. Uno studio della Forrester Research, pubblicato alcuni giorni fa, contesta la teoria sostenuta dalle major della musica. Non sono Napster e affini la causa della crisi dell'industria musicale. Perchè? Perchè i 2/3 dei CD venduti lo scorso anno negli Stati Uniti, conclude lo studio, sono stati acquistati da persone che non scaricano musica dal web. Un altra società di ricerche di mercato – la Ipsos Reid – afferma nel suo studio pubblicato in Giugno, che l'81% dei downloaders acquista lo stesso numero o più CD, di quanto non facessero prima di cominciare a scaricare musica da Internet. Le Major avranno studi diversi, ma lasciando da parte le società di ricerca, proviamo a ragionare su altre possibili cause.
Ma i consumatori di musica, gli interlocutori naturali delle major, i loro clienti, puntualmente osteggiati e combattuti, lanciano un'altra accusa - la vera causa della crisi è da ricercare nella grande abilità delle bigfive di essere il mercato, TUTTO IL MERCATO, spazzando via: innovazione e sperimentazione. FATTI MUSICALI, NON IN BREVE - Arriviamo ora alla parte più interessante della discussione, indaghiamo sulle possibili cause musicali della crisi. Ricorderete lo slogan - Home taping is killing music. L'industria musicale lo aveva coniato nel 1978 per combattere una nuova tecnologia - le cassette musicali - responsabili, secondo loro, del calo di vendite dei dischi in quel periodo. (Digressione non fondamentale) Gli appassionati del genere ricorderanno Malcom Mc Laren, sanguisuga o invenore del punk, a seconda delle opinioni, sfidare l'anatema lanciato dal music-biz nei confronti delle cassette musicali, e promuovere la sua nuova band - i Bow Wow Wow - con un'ode all'home-taping titolata - C30, C60, c90, Go! (Fine della digressione non fondamentale). Ad ogni modo la crisi nel 1980 era già terminata. E le cassette musicali? Non era colpa loro, il problema era la crisi di popolarità della musica che in quegli anni aveva assicurato alle major forti guadagni, quel dance-pop energetico e sexy quanto volete, ma senza personalità, con un appeal immediato ma fugace. Allora si chiamava Disco, ma non era molto diversa dal teen-pop di Britney Spears e degli 'N Sync, che oggi, come allora assicura alle major forti guadagni, ma che è di nuovo privo di personalità e di qualsiasi appeal intellettuale, con l’aggravante di aver trasformato in stars planetarie persone non esattamente conosciute per la loro abilità di cantanti, autori o musicisti. Oltre alle cassette musicali le major nei tardi anni 70 se la presero con i video-giochi, responsabili anche loro del calo delle vendite di dischi. Può darsi che in parte fosse vero, come è vero che i rivali multimediali dell'industria della musica sono oggi vistosamente aumentati: le TV via cavo, Internet, i DVD, così come video-giochi decisamente più sofisticati. Cambiamo discorso, e diamo un'occhiata al comportamento delle major nei confronti del mercato. Negli ultimi anni hanno preso a snobbare i fans musicali meno giovani. Peccato! Proprio la Riaa sostiene nel “Profilo del consumatore 2001” che gli over 40 costituiscono il 44% del mercato del CD, mentre erano il 19.6% nel 1992. Chi può negare che si tratti di un errore di strategia? L’industria musicale è anche sfortunata, oggi chi acquista CD non è più - o un fan dei Beatles - o un fan degli Stones. Le preferenze dei consumatori sono molto più frammentate, e difficili da ricercare attraverso gli strumenti del mass-marketing. Allo stesso tempo è difficile che mio figlio Giacomo: 14 anni, leghi indissolubilmente le sue passioni a questo o quel gruppo, piuttosto cambia rapidamente gusti (e per fortuna non ascolta Ricky Martin). Il tipico comportamento del "fan anni 70" e cioè: mi appassiono a un musicista, compro tutti i suoi album, non posso aspettare che esca il prossimo, è a lui completamente estraneo. I generi musicali che piacciono ai più giovani continuano a vendere ma i singoli artisti cambiano rapidamente. Non è un problema da poco per le grandi etichette. I loro programmi di marketing continuano ad essere gli stessi, quelli studiati per star a lungo termine che realizzano blockbuster da milioni di copie. Volete mettere un CD da 10 milioni di copie e 10 CD da un milione. Non c’è paragone! Una volta che il CD è stato pubblicato, gli unici costi fissi sono confezionamento e spedizione, una sciocchezza se paragonati alla produzione e al marketing. Ma mantenere le superstar diventa sempre più difficile. Grandi anticipi, alte percentuali sulle royalties, soldi per la promozione. Cosa succede poi se quel genere di richieste arriva da superstar la cui carriera arranca? Esempi? Che ne dite di Claudio Baglioni o Antonello Venditti? E negli Stati Uniti, Michael Jackson e Mariah Carey? All’inizio degli anni 80, l’industria musicale aveva problemi simili, quegli ingrati dei consumatori erano stanchi di superstar e case discografiche che pensassero esclusivamente agli affari loro. La soluzione arrivò da una fonte inaspettata - MTV, la TV via cavo nata da poco, che cominciò a trasmettere clip di una nuova generazione di band inglesi, principalmente perché i grandi performer americani ancora non li facevano. Ricorderete i - Culture Club, i Duran Duran, i Clash – che con la complicità di di MTV trovarono ampia e rinnovata audience. Ecco cosa serve all’industria musicale, proprio quel fortissimo SHOCK che ha cercano in tutti i modi di evitare da quegli anni in poi, preoccupandosi esclusivamente di consolidare le posizioni acquisite, con un forte spirito di restaurazione. Le bigfive che controllano tutto il mercato dei CD, MTV che è diventata una TV musicale in FRANCHISING, e Clear Channell, una singola azienda, che domina sia il business dei concerti che la scena delle Radio Top-Fourty in America. Come spesso accade, non senza una buona dose di ironia, il business della musica soffre il suo controllo ormai prossimo al monopolio. |