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Storia di ordinaria... sanità! L’organizzazione sanitaria della Regione Marche ha i suoi problemi, come credo ve ne siano un po’ in tutta Italia, ma quel che è disarmante è la facilità con cui i politici di turno intraprendono la strada per una possibile (secondo loro) soluzione, senza minimamente accorgersi dei “guasti” che stanno causando. E le voci contrarie danno l'impressione di alzare il polverone senza avere proposte alternative valide. Ad Ancona, ahimè, è stato costruito il mega-ospedale di Torrette, nel quale sono stati trasferiti, gradualmente, tutti i reparti già esistenti in altri vecchi ospedali della città, compresa l’Università di Medicina. La preoccupazione degli Amministratori, nel prendere questa decisione, era “solo” di tipo economico: la spesa per la sanità della Regione Marche causa un deficit di bilancio di circa un miliardo di lire al giorno. Accorpare tutto in un’unica azienda ospedaliera consentirebbe un notevole risparmio, ma…
L'Ospedale Regionale "Umberto I°" di Torrette - Ancona … l’Ospedale di Torrette è un enorme pachiderma, un mega palazzone di sei piani nel quale lavorano 1200 persone per circa 1500 posti letto, una vera e propria città. Non è da disprezzare “a priori” l’idea che “accorpare” possa far risparmiare, ma un pensiero al mantenimento dello standard dei servizi sarebbe stato quanto meno auspicabile, e invece… visto dalla parte del paziente, che alla fine poi è quello che conta veramente, si ha l’idea di una gran baraonda, un caos, una irreparabile disorganizzazione. Io ho avuto questa esperienza diretta, raccontarlo non servirà a molto, ma mi serve almeno come sfogo, specie adesso che tutto è finito bene. Ad ottobre, mia zia va da un dermatologo di fiducia, il quale le diagnostica un piccolissimo tumore alla pelle, assolutamente non pericoloso (per fortuna!) ma da asportare assai alla svelta. “Signora, telefoni a questo numero a Torrette, e chieda un appuntamento col Dottor…(ometto il nome solo perché non lo ricordo), che le farà questo piccolo intervento”. Mia zia telefona, e le dicono che la richiameranno per comunicarle la data della visita. UN MESE DOPO arriva la telefonata, e finalmente il giorno della visita. “Mi accompagni, Lorenzo? Hanno detto che devo presentarmi al “ggg… sss…” boh, non ho capito bene, ma lo troveremo!” Era il reparto “Day Surgery”. Ma perché tutti questi nomi incomprensibili, sapendo che la maggior parte dei pazienti è anziana, o quantomeno non conosce l’inglese? Comunque andiamo, e dopo una superficialissima visita, il suddetto dottore (prima o poi mi ricorderò il nome) le dice: “Va bene… stia tranquilla… facciamo questo piccolo intervento… un paio di giorni di ricovero saranno sufficienti… ora con questa carta vada pure allo sportello… che le fisserà il prossimo appuntamento”. Detto e fatto. Il prossimo appuntamento è circa TRE SETTIMANE dopo, e siamo ormai ai primi di dicembre. “Mi raccomando, venga a digiuno”.
Il giorno fissato torniamo a Torrette, con mia zia già pronta psicologicamente all’intervento. Le fanno un prelievo di sangue, un elettrocardiogramma, misurano la pressione e qualcos’altro, poi le dicono: “Ora vada su al reparto, dalla caposala, che le fisserà la data dell’intervento”. Come… non è oggi?... “No, signora, oggi lei doveva fare solo le analisi!”. Il reparto è al quinto piano di un padiglione opposto a quello in cui ci trovavamo… dopo una ventina di minuti, tra ascensori e corridoi, arriviamo nell’ufficio della caposala… che non c’è. Dopo un po’ arriva una signora dall’aria eternamente insoddisfatta, e con un’arroganza assai indisponente ci dice: “Sono io la caposala”… dobbiamo fissare l’appuntamento per un intervento… ci hanno mandato da lei… “Ma chi l’ha detto? Quelli di sotto non hanno ancora capito che non possiamo fissare un bel niente? Ha lasciato il suo numero? La chiameremo noi!!!” E si attacca al telefono urlando col malcapitato collega. Noi torniamo a casa… aspettiamo un giorno, due, sette, dieci… mia zia comincia a demoralizzarsi e a pensare alle cose più brutte: “Non mi chiamano perché non vanno bene le analisi”. Io cerco di tirarla su, ma dentro di me covo rabbia per tutto quello che sta accadendo, e decido di agire in altro modo. Mi hanno detto che il reparto di dermatologia di Macerata è abbastanza valido e ben organizzato, e che il primario riceve in ambulatorio anche a Recanati, a due passi da casa mia. Gli telefono, e lui gentilissimo mi fa fissare dalla segretaria un appuntamento di lì a tre o quattro giorni. Mi ci vuole un bel po’ a convincere mia zia, che pensa ancora che agendo così faremmo un torto al medico di Ancona (!), così per metterle la coscienza in pace faccio un’ultima telefonata al reparto di Torrette, ed ascolto incredulo un vero capolavoro della burocrazia. Ecco più o meno il nostro dialogo: - “Ma le abbiamo detto che chiamiamo noi…” - “Sì, ma sono passati più di dieci giorni…” - “Ah, se è per quello possono passare anche due mesi… e poi adesso c’è il Natale…” - “Ma come due mesi… ma poi dovrà fare di nuovo le analisi?” - “No, no… PER LEGGE le analisi hanno validità TRE MESI!
Andiamo così col cuore più leggero a Macerata dove, subito dopo il Natale, nel giro di un paio di settimane mia zia ha fatto visita, analisi e intervento, che poi si è risolto in una ventina di minuti senza bisogno di alcun ricovero e senza ulteriori difficoltà burocratiche. L’Ospedale di Macerata è nuovo anch’esso, abbastanza grande, non so se sia in deficit ma evidentemente chi ne è a capo ha avuto un'attenzione particolare nell’organizzazione e nella cura dei rapporti col paziente. Vi pare una cosa così difficile?
Per la cronaca… ancora oggi da Torrette nessuna chiamata… forse il telefono costa troppo!!! |