Fed's Bolsoblog
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Una sera di maggio con Paul McCartney

Giornata massacrante ma intensa.

Arrivati alle 12, mi sono beccato il soundcheck per pochi intimi con chicchettine tipo Honey Don't, Matchbox, This Boy (strumentale) che non ha messo in concerto, nonche' i saluti informali a noi astanti.

il concerto vero e proprio ha necessitato di una fila di tre ore, per restare a qualche centinaio di metri (troppo vicino equivaleva farsi il pomeriggio sotto un sole ardente) nonché il passaggio continuo di persone per tutta la durata del concerto.

Decisamente i concerti gratuiti non fanno per me: la folla era eterogenea, gente che veniva a vedere com'era, amici di amici, tutti a telefonarsi per darsi appuntamento "ar terzo traliccio" o "per trovasse piu' in la'"... hanno smesso di passare solo verso le ultime tre canzoni. Una vera e propria transumanza. Due ore e mezza di concerto, due ore e quindici di spallate multiple da parte di trenini di persone.

Decisamente lontana quella notte del 1993 al Forum di Assago, in cui ci si guardava fra fan di tutte le età, quarantenni (di allora), ventenni, teen-ager urlanti, padri con figlie. Tutti con l'occhio lucido. Ci capivamo alla prima occhiata, al primo elettroshock Close you eyes and I'll kiss you di All My Loving.

Paul e' sempre un signore, un po' gigione, annunciava tutte le canzoni prima in italiano poi in inglese. Ha strappato un silenzio commosso quando ha detto "quèsta canzoune ho scritto per il miou amicou Gion". Segue lungo applauso. Forte anche nei pezzi rock tirati, mi e' sembrato addirittura meglio che nel doppio live che avevo appena comprato (decisamente moscio in alcuni pezzi).

Fa impressione sentirlo cantare sui cadaveri di tre persone care, passando sui cori che furono di Linda, sul ricordo di John e sugli assoli di George (di nuovo brividi e lacrime per All My Loving) cui dedica Something fatta con l'ukulele.

Imperdibile il momento finale, in cui dice (in italiano), "dobbiamo andare a casa. Vorremmo portare voi a casa con noi" e naturalmente attacca Sgt. Pepper's reprise seguita da The End che chiude il concerto.

And in the end
The love you take
Is equal to the love
You make

(brividi profondi. Alla faccia dei transumanti)

Il dopo concerto e' stato un concerto di urla per i miei piedi doloranti, con le ossa che facevano il controcanto alle vesciche urticanti. Abbiamo zoppicato fino alla Stazione Termini perdendo il primo treno in una Roma quasi priva di taxi e bus. Grappoli di gente assaltavano gli autobus notturni (uno ogni 50 minuti). Un taxi che aveva appena scaricato una vecchietta ad un hotel ci ha salvati portandoci a Roma Tiburtina alle 2 e mezza.

Rientrati a Bologna alle 7.40, distrutti. Pero' con la voce di Paul nel cuore. E la sensazione che un concerto così non ricapiterà più, neanche tra 10 anni.



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Last update: 13-05-2003; 18:52:44.